Orizzonti

Arte

via Edmondo de Amicis n.28, Milano, MI, 20123, Italia
10/01/2026 - 15/03/2026

ADECARTE
Presenta

NARCISO BRESCIANI
ORIZZONTI
a cura di Flaminio Gualdoni
10 gennaio – 15 marzo 2026
Inaugurazione sabato 10 gennaio ore 18:30 AdecArte–ViaEdmondoDeAmicis28,Milano

Adec Arte è lieta di presentare nelle proprie vetrine la mostra Orizzonti di Narciso Bresciani.

MichelButor svolge a proposito di PabloPicasso una riflessione fondamentale:“La nozione di un’opera come gruppo di opere,di una tela come implicazione di altre tele intorno a essa, è diventata così fondamentale per l’artista che perfino un quadro isolato diventa un caso particolare d’insieme”.
Tale suggestione diventa essenziale di fronte alla serie degli Orizzonti di Narciso Bresciani, fruttomaturoealtodellasuaricercad’unfaresculturaincuicontisolol’intensità,laqualitàpoetica.E seriespecifica,fittaetesa,insenoall’esplorazioneradiantedipossibiliplasticichelocontraddistingue. Da gran tempo egli ha deciso di affrontare la pratica della terra, ma sottraendosi e sottraendola all’apparato retorico della disciplina del ceramista. Non palcoscenico di tecnicismi, la ceramica è per lui lavorare, in concretissimo far di mano, nelle misure della materia primaria, dell’auscultarla nel suo volersi far forma a partire dall’indistinto: ma un indistinto pieno di echi, e di presagi.
La terra implica in se stessa il valore d’orizzonte, confine e cesura ma insieme ragion d’essere dello stare e del decidersi della forma, della sua vocazione alla verticalità, alla continuità e alla frattura significativa, all’impuro e a un valore alto d’intima geometria.
Di opera in opera Bresciani, in complicità amorevole, lascia che la terra si declini assettandosi ben oltrelafiligranadelnaturaleesinutrad’umorichesongiàsimbolo,trascorrimentoaunadimensione che, pur fisicissimamente radicata, riverberi processi di pensiero e flussi affettivi.
Per questo egli sceglie anche di sottrarre queste opere all’aspettativa pienamente scultorea che se ne potrebbe avere, riportandole a una dimensione di rilievo che implica coerentemente anche la suggestione – per convenzione e, per più d’un aspetto, d’apparenza – del pittorico. Anche il colorire è coinvolto in questo processo, dunque: ma è, la sua, matière couleur, sostanza e non tegumento illusionistico, congenere e non altra rispetto alle superfici su cui si stende.
Bresciani agisce dunque in un ambito di contaminazione consapevole tra retaggi di codice – la ceramica, lo scultoreo, il pittorico – di tutti consapevole ma di nessuno adepto e men che meno sacerdote.
Nons’avverte,inquesteopere,ilretrogustodellaliturgiafabrile,l’offertaall’apprezzamentoestetico. Son lavori, i suoi, che nascono nel lungo, concentrato, intenso, a volte digrignante ma mai fittizio, tempod’animadellostudio:eneisuoisilenzi.Edèuntempotuttointroverso,esclusivo,dipienezza interrogativa di sé.
Sono opere che Bresciani non esibisce all’ammirazione. Altro è il suo orgoglio. Egli le pone tra se stesso e lo spettatore come un segnale e un invito pudico. E chiede di guardarle, davvero guardarle.