L’Eternità dell’Istante
Arte
Fortezza Firmafede, Sarzana, SP, 19038, Italia
14/08/2026 - 11/10/2026
La mostra nasce dall’incontro di due artisti che, pur percorrendo strade diverse, condividono una medesima tensione: sottrarre un istante al tempo.
Nelle sculture di Piergiorgio Balocchi il marmo trattiene il moto del panneggio o il fremito di un cipresso attraversato dal vento, trasformando il gesto in memoria permanente. Nelle opere di Beatrice Taponecco la natura viene colta nell’attimo della sua metamorfosi: una foglia che si apre, un petalo che si incurva, una forma organica che si raccoglie su sé stessa.
della mostra: la discesa attraverso spazi angusti obbliga ad esporre opere di piccolo dimensioni.
Chi percorre i sotterranei per incontrare le sculture di Balocchi e Taponecco non visita soltanto un’esposizione: entra in un grembo di pietra, dove la materia sembra generare continuamente nuove forme e ogni opera conserva il carattere di una nascita.
Nessuno dei due insegue l’evento eccezionale, il miracolo isolato. Cercano, piuttosto, il gesto più consueto una piega di stoffa, l’apertura di un petalo colto nel suo farsi. Ed è proprio perché quel gesto è quoti- diano, già visto mille volte, che la sua eternizzazione nella pietra commuove: non ci mostra qualcosa di raro, ci restituisce, fissato per sempre, ciò che accade ogni giorno sotto i nostri occhi, quasi senza che ce ne accorgiamo.
Ma L’Eternità dell’Istante è anche, e soprattutto, un ritorno.
Riporta il percorso di Beatrice Taponecco e Piergiorgio Balocchi in una città che appartiene profondamente alla loro storia personale, trasformando l’esposizione in un dialogo tra la scultura e un luogo che continua a custodire una parte della loro identità.
È proprio da questo legame che nasce il progetto più significativo dell’esposizione: per la prima volta Balocchi e Taponecco realizzano un’opera a quattro mani, concepita come un gesto di riconoscenza verso la città che li unisce alle proprie radici. In Luna sopra Sarzana le due poeti- che si incontrano in un’unica scultura destinata a entrare a far parte del patrimonio del Comune.
La mezzaluna di Taponecco, che riprende la mezzaluna dello stemma della città, è posata sopra un cuscino di Balocchi lo stesso cuscino altare del riposo di cui si è già detto, che qui trova il proprio senso più compiuto: non più solo luogo del sonno di un corpo, ma culla di un intero paesaggio. La Val di Magra culla di Sarzana si raccoglie così in un unico gesto scultoreo: la terra che sostiene, la luna che la sovrasta, il marmo che le lega per sempre.
Se tutta la mostra ha cercato di mostrare come l’istante possa diventare eterno, Luna sopra Sarzana lo dimostra nel modo più letterale: non tornerà in uno studio, non seguirà i suoi autori altrove. Resterà qui, a Sarzana, per sempre, l’unica opera della mostra a compiere fino in fon- do la promessa del proprio titolo.
L’istante diventa così eterno e la scultura si rivela come il luogo in cui il tempo smette di scorrere senza mai arrestare la vita della forma.
Fissare un istante significa, in un certo senso, ucciderlo fermarlo è smettere di lasciarlo essere ciò che è, cioè transitorio. Eppure Balocchi e Taponecco scelgono di correre questo rischio, convinti che proprio nella sua brevità l’istante custodisca un valore che nessuna durata potrà mai restituire.
È questo, in fondo, il paradosso che dà il titolo alla mostra: l’eternità non è il contrario dell’istante, ma la sua conseguenza più fedele. Non si raggiunge allungando il tempo, ma scavando abbastanza a fondo in un solo momento da renderlo inesauribile.
La mostra si svolge nei sotterranei della Fortezza Firmafede di Sarzana: un luogo che sembra scelto apposta per L’Eternità dell’Istante pietra sottratta alla luce del giorno, dove il tempo si misura in secoli e non in ore, e dove ogni forma custodita acquista naturalmente il peso di quel silenzio di cui si è detto. Un luogo che determina anche la cifra stilistica
Roberto Spinetta



