Frammenti d’identità
Arte, Fotografia
Via san Giovanni 219 , Cagliari, Cagliari, 09024, Italia
16/09/2026 - 03/10/2026
Chi siamo quando ci osserviamo? E cosa accade alla nostra identità quando a guardarci è qualcun altro? Frammenti d’identità nasce intorno a questa tensione, trasformando il corpo in un territorio di ricerca nel quale percezione, memoria, relazione e rappresentazione concorrono alla costruzione del Sé.
Il progetto di Stefano Piras, psicologo e psicoterapeuta a indirizzo psicoanalitico in formazione, muove dall'idea che l’identità non possa essere considerata un’immagine stabile e definitivamente acquisita. Al contrario, essa si modifica nel rapporto con l’esperienza, con il tempo e soprattutto con lo sguardo dell’altro.
La ricerca prende forma attraverso una struttura fondata su tre differenti sguardi.
Il primo è quello dello stesso artista, che espone il proprio corpo non in chiave puramente autobiografica o autorappresentativa, ma come dispositivo performativo e terreno di sperimentazione. Il corpo diviene così il luogo concreto nel quale interrogare la possibilità di definirsi e, contemporaneamente, l'impossibilità di fissare una volta per tutte ciò che chiamiamo identità.
Il secondo sguardo è quello del fotografo Giovanni Boscu. La fotografia non assume una funzione meramente documentaria: Boscu interpreta, seleziona e costruisce l’immagine, dando forma alla volontà dell’artista di essere rappresentato. Tra autore e fotografo si stabilisce pertanto una relazione nella quale entrano in gioco fiducia, vulnerabilità e reciproca esposizione. L'immagine risultante non è più soltanto il ritratto di un individuo, ma il prodotto dell'incontro fra due soggettività.
A questi primi due livelli se ne aggiunge un terzo: lo sguardo dell’intelligenza artificiale. L’IA interviene nel progetto come un osservatore radicalmente differente dall’essere umano, privo di esperienza corporea, memoria autobiografica e inconscio, ma capace di rielaborare forme, simboli e relazioni visive. Da qui emerge uno degli interrogativi centrali della mostra: che cosa accade quando l’immagine dell’essere umano viene reinterpretata da un’intelligenza che non possiede alcuna esperienza dell’essere umano?
La formazione psicologica e arteterapeutica di Piras costituisce il terreno teorico sul quale si sviluppa questa ricerca, attraversata dal pensiero di Wilfred Bion, Donald Winnicott, Melanie Klein e Daniel Stern. Le opere, tuttavia, non intendono tradurre visivamente una teoria psicologica, quanto indagare attraverso il linguaggio artistico una delle sue questioni fondamentali: il Sé non si costruisce nell’isolamento, ma nello spazio relazionale e nella continua negoziazione tra esperienza interna e realtà condivisa.
In questa prospettiva, la frammentazione cessa di essere necessariamente una frattura da ricomporre e diventa una delle condizioni attraverso cui l'identità può essere pensata. L’integrazione non coincide quindi con la conquista di un io immutabile, ma con la possibilità di abitare la propria complessità.
«Frammenti d’identità suggerisce che la domanda più importante non sia chi siamo, ma chi diventiamo ogni volta che qualcuno ci guarda», scrive il curatore Francesco Cogoni. La mostra invita così lo spettatore non soltanto a osservare il processo messo in atto dall’artista, ma a riconoscere nelle opere qualcosa della propria esperienza: la distanza tra ciò che crediamo di essere, ciò che vediamo di noi stessi e ciò che prende forma nello sguardo altrui.


