057051 75123 CERCO COSE
Fotografia
PIAZZA DEI NAVIGATORI, 6a, ROMA, ROMA, 00147, Italia
24/10/2026 - 31/10/2026
“0571 75123 CERCO COSE”: in mostra le immagini di Matteo Cantini raccontate da Denis Curti
Fermarsi a guardare ciò che di solito consideriamo invisibile, riscoprendo la bellezza e la memoria nascoste nei dettagli della vita di tutti i giorni. È questo il cuore di “0571 75123 CERCO COSE”, la nuova mostra fotografica di Matteo Cantini, presentata e analizzata dal critico Denis Curti.
Nelle sue immagini, Cantini non cerca paesaggi da cartolina, monumenti, ritratti, ma si concentra sui frammenti della realtà; quegli oggetti e quegli angoli comuni che smettiamo di vedere, proprio perché li abbiamo sempre sotto gli occhi,. Il suo lavoro si inserisce nella tradizione della grande fotografia italiana, ricordando la poetica di Luigi Ghirri, come ricorda Denis Curti: “fotografare non per costruire immagini, ma per «aprire varchi» nella realtà e interrogare la memoria”. Un elemento centrale della mostra è il rapporto con il tempo e la fotografia analogica. Cantini scatta a pellicola, a colori, e sviluppa personalmente le sue foto in camera oscura. Come spiega lo stesso fotografo:
«L’attesa tra lo scatto e la stampa è essa stessa paesaggio. Sviluppo il rullino, preparo le bacinelle al buio... e finalmente vedo la stampa di ciò che ho fotografato settimane o mesi prima. È solo in quel momento, con la carta ancora bagnata in mano, che decido se quella è davvero una fotografia. Solo allora so di essermi fermato abbastanza a lungo per trasformare lo sguardo in memoria».
Ispirandosi ai versi del poeta Giorgio Caproni (“Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato, ora so – ne son certo: non ci sono mai stato”), la mostra di Matteo Cantini diventa un invito a rallentare. Con la sua macchina fotografica Cantini distoglie l’osservatore dalla monotonia e dalla disattenzione di tutti i giorni, costringendolo a notare ciò che di solito ignora, e trasforma i luoghi che crediamo di conoscere in domande aperte, regalandoci una consapevolezza più profonda dell'esistere. (tratto dal testo di Denis Curti sull'opera di Matteo Cantini scritto in occasione della mostra)


