Giulio Turci.Forme di luce
Arte, Cinema
Cannaregio, Calle del Forno, Venezia, VE, 3857, Italia
12/09/2026 - 29/09/2026
L'Archivio Carlo Montanaro accoglie a Venezia l'universo creativo di Giulio Turci
Dal 12 al 29 settembre 2026, gli spazi della Fabbrica del Vedere - Archivio Carlo Montanaro ospitano la mostra "Giulio Turci. Forme di luce. Pittura e cinema". L'esposizione, promossa in collaborazione con l'Associazione Giulio Turci di Santarcangelo di Romagna, omaggia un artista capace di far dialogare discipline diverse, trasformando la luce nel filo conduttore della propria ricerca.
Il progetto rappresenta l'approdo veneziano di un viaggio creativo e umano che parte dalla Romagna per arrivare alla laguna, dove calli e campielli diventano nuovi luoghi di confronto tra arte, memoria e cinema. Pittore, fotografo, musicista e instancabile sperimentatore, Giulio Turci ha costruito un percorso in cui la pittura non è soltanto superficie, ma una soglia tesa verso l'oltre: i paesaggi della memoria, i borghi, i canneti, il mare e le figure femminili che popolano il suo immaginario.
In mostra, il lavoro di Turci trova una naturale risonanza con l'Archivio Carlo Montanaro, luogo dedicato alla memoria del cinema e dell'immagine. Il dialogo emerge con forza nei disegni realizzati sul retro dei manifesti cinematografici d'epoca, nelle fotografie scattate con la sua Leica e nella comune ricerca sulla luce che unisce il gesto pittorico a quello filmico.
Come evidenzia Carlo Montanaro:
«Turci ha fatto un percorso inverso rispetto al cinema classico; se un tempo la pellicola alterava il reale per inseguire la pittura, Giulio ha dipinto e fotografato creando immagini con l'eleganza e la consistenza di un sogno cinematografico».
L'esposizione restituisce così il ritratto di un artista libero, la cui complessa vicenda personale è stata trasformata in energia creativa capace di generare incontri. È questa la dimensione dell'Atelier delle buone storie: uno spazio in cui il ricordo continua a vivere nel dialogo con il pubblico.
A impreziosire il percorso è il ricordo intimo della figlia, Miresa Turci:
«Cresciuto tra pionieri, per Giulio i diversi linguaggi non erano mondi separati, ma colori dell'anima. Da Verona a Venezia e qui lasciarsi catturare dalla sua luce e dal suono denso delle campane di San Marco. Registrava la realtà in bianco e nero, per poi consegnare quel gioco di sfumature alla tela, agli oli e ai gessetti».
L'Archivio Carlo Montanaro invita a riscoprire un percorso che continua a parlare al presente, nella convinzione che la luce – nella pittura come nel cinema – sia prima di tutto uno strumento di conoscenza.






