“La logica del sogno: Iulia Ghiță, Giovanni Longo, Beppe Stasi”
Arte
Spazio Iris, Via G. Fonzi, 38, Spoltore, PE, 65010, Italia
12/06/2026 - 11/07/2026
Spazio Iris presenta il terzo capitolo della seconda edizione espositiva, costruita attorno alla tematica dell'universo onirico.
Lo spazio è stato fondato nel 2025 da Maura Prosperi, che invita artisti e curatori ad elaborare progetti partendo da un singolo termine. La prima edizione espositiva ha restituito in sei capitoli espositivi l’aggettivo “Naturale”.
Venerdì 12 giugno inaugura “La logica del sogno: Iulia Ghiță, Giovanni Longo, Beppe Stasi”, a cura di Daniela Pietranico, con gli artisti Iulia Ghiță, Giovanni Longo e Beppe Stasi.
- La ricorrenza di un determinato sogno o i colori e le forme che definiscono le immagini che vediamo mentre dormiamo non sono casuali ma nascono dall’esigenza della nostra mente di elaborare in maniera fantastica e senza regole i fatti della vita.
Il nostro inconscio libero di evadere dal recinto del concreto e del definito si avventura in un mondo molto più profondo e personale, dove ritrova le pulsioni inascoltate e nascoste e attende sospeso tra finito e infinito.
E’ nella profondità di questa dimensione intima e visionaria che si incontrano i lavori dei tre artisti in mostra: per loro l’immagine restituita dalla logica del sogno assume un significato di consapevolezza della costante ambiguità del reale e della profonda necessità per l’arte di interrogarsi su di esso andando oltre il visibile.
Nelle sculture di Giovanni Longo questa consapevolezza si esplica sin dalle fasi preparatorie del suo lavoro, dalla raccolta degli elementi lignei, alla meticolosa catalogazione di questi ed alla successiva costruzione dell’opera, come in “Romance (osteoderma)” (2023) in cui l’accostamento di due elementi scultorei dotati di una sorta di armatura zoomorfa sottolinea la fragilità dei rapporti ed il loro sottile equilibrio quando si entra in relazione con l’altro.
Così negli acquerelli di Beppe Stasi istinto e inconscio dominano la carta e la tela con ombre, forme animalesche, volti e corpi piu o meno distinti di esseri umani e ci proiettano immediatamente in una dimensione irrazionale e notturna: colore ad olio e inchiostro, acquerello e schiuma, in “Octopus” (2025) la matericità del colore si espande e poi sembra implodere all’interno del disegno suggerendo un movimento lento e continuo.
Nel video “Dolomites” (2025) di Iulia Ghita, lunghe inquadrature di paesaggi accellerate in post produzione riflettono sull’imperturbabilità delle montagne intese come luoghi opachi al tempo umano, dove l’impassività delle vette e delle valli si sovrappone allo scorrere delle condizioni metereologiche creando una dimensione simbolica nella quale l’uomo cerca rifugio per l’anima.
Come nella logica del sogno, la realtà viene scomposta, deformata e ricomposta seguendo la via del desiderio, del dolore e della memoria. In questo tempo magico e sospeso le immagini sono atemporali e il conosciuto assume nuove forme, lasciando traspirare antichi sentimenti e suggerendo sensazioni latenti.-
Testo di Daniela Pietranico

