Memorie d’infinito. Opere di Tobia Ravà

Arte

Via G. Lombardi 38, Seravezza, LU, 55047, Italia
24/07/2021 - 19/08/2021

Sabato 24 luglio alle ore 18 s’inaugura la mostra "Memorie d’Infinito. Opere di Tobia Ravà", a cura di Maria Luisa Trevisan, allestita presso il nuovo spazio Cappella Marchi gestito da associazione Alkedo presso la Chiesa della Madonna del Carmine di Serravezza(LU).
Seravezza si trova in Versilia ai piedi delle Alpi Apuane alla confluenza dei fiumi Serra e Vezza ed è luogo dove anche Michelangelo ha soggiornato nel periodo 1518-1520 per l’estrazione dei marmi che avrebbero dovuto ornare la facciata della chiesa di San Lorenzo di Firenze.
L’esposizione è aperta da giovedì a domenica con orario 18-21, festivi inclusi, ed è visitabile gratuitamente in base alla normativa anti Covid vigente.
L’esposizione rappresenta un percorso attraverso la poetica dell’artista, che nelle sue opere attua una mirabile sintesi tra cultura veneziana, ebraica e mitteleuropea, in un connubio tra natura e cultura, attraverso percorsi legati alle sequenze matematiche in relazione allo spazio e al tempo.
In mostra è presente una selezione di lavori recenti riguardanti animali, in particolare architetture, boschi, piante, pesci, opere sorrette da una stessa logica matematica che permea il mondo naturale e la creazione artistica.
Sono presenti diverse tecniche: vele, rasi a sublimazione e le ultimissime produzioni scultoree in bronzo, pietra e marmo. In tal modo si possono stabilire interessanti rimandi tra le opere dell’artista veneziano (in particolare con le sculture), ed il luogo ricco di fascino, atmosfera e storia con la vicinanza della via Francigena, le preziose cave di marmo bianco, la vicina Villa Medicea di Seravezza(oggi patrimonio UNESCO), il mare e le Alpi Apuane, in quella che viene definita la Versilia Storica o Medicea, alla quale appartengono anche Pietrasanta, Forte dei Marmi e Stazzema. A ciò corrispondono, in una sorta di amorosi sensi, le atmosfere di Ravà riferite a Rodi, Gerusalemme, San Fruttuoso, ma anche all’ambiente naturale, paesaggistico, archelogico, storico-artistico, circostante. Si rimane colpiti dalle texture alfa-numeriche che ricoprono paesaggi, animali e architetture. Ogni opera, grazie a questo reticolato di numeri e lettere ebraiche può essere letta in rapporto alla ghematrià (“gimatreya”) e alla kabbalah (“ricezione”), che l’artista studia meticolosamente prima della stesura sulla superficie dell’opera. In ogni lavoro l’artista sviluppa un percorso simbolico a rebus costruito su piani di lettura diversi attraverso la ghematrià, criterio di permutazione delle lettere in numeri in uso fin dall’antichità nell’alfabeto ebraico secondo cui ad ogni lettera corrisponde un numero, così ogni successione alfabetica può considerarsi una somma aritmetica. In questo modo ogni opera rappresenta un luogo o un oggetto reale ma anche un percorso simbolico con un significato etico, spirituale e numerologico.
L’artista con le sue opere cerca di recuperare i valori legati alla bellezza e al rispetto dell’ambiente, ma anche alla storia e a tutto ciò che l’uomo ha prodotto come risultato di conoscenze e saperi. Nel suo atelier elabora tutto ciò: crea le sue opere, elucubra teorie ed effettua sempre nuove scoperte.
L’artista matematico è anche autore della “Congettura di Ravà” sulla sequenza di Fibonacci, in particolare la sottosequenza con la ripetizione dei 24 numeri, riscontrata con la riduzione teosofica dei numeri della sequenza. La congettura è divenuta teorema essendo stata provata e risultata vera. Ravà ha fatto anche un’altra recentissima scoperta che riguarda i numeri primi - come scrive Federico Giudiceandrea, che ha fatto la prova matematica anche di questa congettura, risultata vera - “corollario di un teorema già noto: il teorema sulla divisibilità di un numero per 9 o più genericamente per la cifra predecessore della base numerica in cui il numero è espresso”.

Tobia Ravà nato a Padova nel 1959, ma da sempre veneziano, lavora a Venezia e a Mirano. Ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia ed Urbino. Si è laureato in Semiologia delle Arti all’Università di Bologna, dove è stato allievo di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese e Flavio Caroli. Ha iniziato a dipingere nel 1971 ed espone dal 1977 in mostre personali e collettive in Italia, Belgio, Francia, Germania, Spagna, Slovenia, Austria, Croazia, Brasile, Stati Uniti, Canada, Argentina, Israele, Marocco, Russia, Cina, Giappone. È presente in collezioni sia private che pubbliche, in Europa, Stati Uniti, America Latina, Estremo Oriente, Africa ed Australia. Hanno scritto di lui, fra gli altri, Flavio Caroli, Caterina Limentani Virdis, Omar Calabrese, Piergiorgio Odifreddi, Pierre Du Bois, Giorgio Pressburger, Nadine Shenkar, Arturo Schwarz e Francesco Poli. Dal 1988 si occupa di iconografia ebraica. Nel 1993 è il promotore del gruppo Triplani, che, partendo dalla semiologia biplanare, prende il nome dall’ipotesi di un terzo livello percettivo derivato dall’aura simbolica, accanto a quelli del significato e del significante. Nel 1998 è tra i soci fondatori di Concerto d’Arte Contemporanea, associazione culturale che si propone di riunire artisti con le stesse affinità per riqualificare l’uomo ponendolo in sintonia con l’ambiente e rendere l’arte contemporanea conscia dei suoi rapporti con la storia e la storia dell’arte, anche interagendo espositivamente con parchi, ville, edifici storici e piazze di città d’arte. Dal 1999 ha avviato un ciclo di conferenze, invitato da università e istituti superiori d’arte, sulla sua attività nel contesto della cultura ebraica, della logica matematica e dell’arte contemporanea. Da allora l’artista è spesso invitato a tenere conferenze e ad esporre anche in ambito matematico-scientifico, quali il Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano, di cui si ricorda Sulle spalle dei giganti. Il mistero del numero: scienza o follia? (3 giugno 2004) ed Elementi dialettici di calcolo trascendentale, la ghematrià tra matematica, arte e lingua, il valore numerico delle parole Università di Roma Tor Vergata (21 maggio 2019). Nel 2004 con Maria Luisa Trevisan ha dato vita a PaRDeS - Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea a Mirano, dove artisti di generazioni e culture diverse si confrontano su temi naturalistici e scientifici. In occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008 è tra gli artisti esposti all’ Olympic Fine Arts. Nel 2010 un suo lavoro viene donato al Papa Benedetto XVI dal rabbino capo della Comunità Ebraica di Roma ed esce il film corto di Sirio Luginbühl Elena in PaRDeS dedicato al lavoro di Tobia Ravà. Nel 2011 è invitato ad esporre al Padiglione Italia alla 54ª Biennale di Venezia. Nel 2012 nel Principato di Monaco si è tenuta l’esposizione Venezia-Venezia, da Francesco Guardi a Tobia Ravà. La Compagnie Financière Edmond de Rothschild dedica a Tobia Ravà nel 2013, la prima mostra nella nuova location di Milano. Nel 2014 il Comune di Padova organizza una sua importante mostra personale poi allestita anche a Tel Aviv e a Roma. Nel 2016 viene allestita al Palazzo Ducale di Sabbioneta una grande antologica dell’artista con 97 opere esposte poi presentata nel 2017 a Milano al Museo Tadini e a Fiume-Rjeka (Sinagoga). Da novembre 2016 a giugno 2017 è stata allestita la mostra Paint by Numbers al New York al HUC-JIR Museum con alcuni lavori dell’artista. Nel 2018 è invitato a partecipare ad Art&Math all’Ecole Belge de Rabat e Casablanca, a Ricordi Futuri 4.0 al Memoriale della Shoah Binario 21 di Milano e ad Infanzia indimenticabile a Tel Aviv a cura di Ermanno Tedeschi. Nel 2019 Piergiorgio Odifreddi lo invita ad allestire Elementi di calcolo trascendentale all’interno del progetto “La poetica dei numeri primi” per Matera Capitale Europea della Cultura Europea, mentre nella sua città viene allestita una importante mostra personale presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, nella sede di Piazza San Marco. Attualmente è in corso una sua personale alla Rocca Flea di Gualdo Tadino (PG) - www.tobiarava.com