RE-PLAY 2026 LA TERRA FABBRICATA
Arte, Teatro
via Della Liberazione 4, 4, Ivrea, IVREA, 10015, Italia
07/05/2026 - 31/07/2026
Paesaggio, energia e lavoro nel Fondo Edison conservato dall’Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea
A cura di Lorena Tadorni
con Gianmaria Baro, Annamaria Bellotto, Marta Carocci, Barbara Garabello, Rossana Leporati, Patrizia Mani, Simonetta Pozza, Ezio Sartori
Drammaturgia delle opere a cura di Maria Grazia Agricola
ARCHIVIO NAZIONALE CINEMA IMPRESA
Viale della Liberazione 4, Ivrea
8 maggio - 31 luglio 2026
orari: da lunedì a venerdì, dalle ore 10:00 alle 16:00
Inaugurazione 7 maggio 2026, dalle ore 19:00 alle 21:00
Performance drammaturgia delle opere alle ore 19:30
RE-PLAY è un format curatoriale che propone interpretazioni partecipate di collezioni museali e archivi da parte di cittadini e cittadine. Un percorso espositivo condiviso – sostenuto da Regione Piemonte e Fondazione CRT – in cui curatori e curatrici sono persone esterne al mondo dell'arte che, grazie alla loro visione originale e libera da condizionamenti, contribuiscono ad arricchire di significati inaspettati il nostro patrimonio culturale.
Dall’incontro di RE-PLAY 2026 e Archivio Cinema Impresa di Ivrea nasce la mostra LA TERRA FABBRICATA. Paesaggio, energia e lavoro nel Fondo Edison dell’Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea.
Nel 2026 l’Archivio Nazionale Cinema Impresa celebra i suoi vent’anni di attività, e questa ricorrenza viene valorizzata da RE-PLAY prendendo in esame il primo fondo depositato, il Fondo Edison, che rappresenta un nucleo identitario della sua storia. Si tratta di un patrimonio audiovisivo di straordinario valore che documenta la trasformazione industriale, sociale e paesaggistica dell’Italia nel corso del Novecento, attraverso filmati realizzati per raccontare il mondo dell’energia, del lavoro e del territorio.
I materiali raccolti offrono uno sguardo privilegiato sulla costruzione delle infrastrutture energetiche, in particolare sullo sviluppo dell’idroelettrico, con immagini di dighe, centrali e grandi cantieri che hanno ridefinito interi paesaggi naturali. Accanto a questa dimensione, il Fondo restituisce anche la trasformazione del lavoro e della società: dalle pratiche agricole modernizzate grazie all’elettrificazione, ai processi industriali, fino alla rappresentazione delle comunità e delle persone coinvolte in questi cambiamenti.
Di particolare rilievo è la presenza di autori come Ermanno Olmi, che proprio all’interno della produzione Edison ha sviluppato una parte significativa del suo linguaggio cinematografico, contribuendo a elevare il film industriale a forma espressiva capace di coniugare documentazione e ricerca poetica.
Dallo studio collettivo di questi materiali nasce la mostra LA TERRA FABBRICATA, un percorso visivo e narrativo che esplora il rapporto tra l’uomo e la terra: il suo intervento per trasformarla, renderla produttiva, abitarla. Dighe, cantieri, paesaggi modificati e territori coltivati emergono come segni tangibili di un’azione continua che attraversa immagini e memoria industriale, restituendo uno spaccato significativo della storia del nostro Paese, restituendo la complessità di un territorio costruito attraverso la trasformazione della propria terra.
La mostra presenta una selezione di video e immagini d’archivio, organizzati per nuclei tematici:
Dighe e trasformazione del paesaggio
Tra i lavori esposti, i film di Ermanno Olmi La diga del ghiacciaio (1955) e La mia valle (1955), insieme a Il racconto della Stura (1955), offrono uno sguardo poetico e documentario sulle grandi opere idroelettriche e sul loro impatto sul territorio.
Sfruttamento e produttività della terra
Film come L’energia elettrica nell’agricoltura (1955) e La terra ha fame (1961) di Giovanni Cecchinato raccontano l’introduzione delle tecnologie, dei fertilizzanti e dei mezzi meccanici che hanno trasformato radicalmente il lavoro agricolo e il rapporto con il suolo.
Lavoro femminile
Uno sguardo particolare è dedicato al ruolo delle donne nei processi produttivi, con materiali come L’industria degli esplosivi (Valloia, Avigliana, 1923–1925), che documenta il lavoro femminile all’interno degli stabilimenti, e i filmati sullo stabilimento Chatillon di Vercelli e di Ivrea.
Territorio e industria
Il legame tra industria e territorio emerge nei documentari dedicati alla produzione tessile sintetica, tra cui La lavorazione del filato sintetico Helion nello stabilimento Chatillon di Ivrea (1969) e Chatillon 68, che raccontano la diffusione degli stabilimenti nella regione e il loro impatto sul tessuto sociale e paesaggistico.
La mostra si sviluppa negli spazi esterni dell’Archivio, attivando un dialogo diretto tra le immagini e il contesto architettonico olivettiano. In questo scenario – dove industria, architettura e visione sociale hanno dato forma a un modello unico di relazione tra lavoro e territorio – la mostra trova una collocazione significativa: le immagini del Fondo Edison si intrecciano con un luogo che è esso stesso espressione di un’idea di paesaggio “fabbricato”, progettato e vissuto. Il pubblico è così invitato a muoversi in uno spazio aperto, in cui memoria industriale e ambiente contemporaneo si sovrappongono, trasformando la visita in un’esperienza diffusa.
Nel percorso espositivo, le informazioni storiche sulle immagini si affiancano all’interpretazione personale dei partecipanti al progetto: narrazioni che restituiscono memoria immaginifica alle opere e contribuiscono a dar loro un “senso rinnovato". Il giorno dell’inaugurazione, questi racconti diventano intensi momenti performativi.
Il progetto Re-Play si conferma così uno spazio di ricerca collettiva e di attivazione culturale, capace di rendere accessibile il nostro patrimonio generando nuove narrazioni condivise.
All’interno degli spazi dell’Archivio, una sala dedicata alla proiezione continua approfondisce alcuni temi della mostra attraverso una selezione di film del Fondo Edison che ampliano lo sguardo sul rapporto tra industria, territorio e sviluppo del Paese. Tra i titoli presentati: Buon lavoro, Sud (1969) racconto delle trasformazioni economiche e sociali nel Mezzogiorno legate ai processi di industrializzazione, e Il grande paese d’acciaio (1960), dedicato alla costruzione dell’Italia industriale attraverso la produzione siderurgica e le grandi infrastrutture. Questi materiali dialogano con i contenuti della mostra, offrendo una visione più estesa delle dinamiche di modernizzazione e delle narrazioni che le imprese hanno costruito attorno al lavoro, al progresso e al territorio.


