“Franco Fanelli. Acqueforti e altre metamorfosi”

Arte

Piazza Malatestiana , Fondazione Tito Balestra - Castello Malatestiano , Longiano , FC, 47020, Italia
18/04/2026 - 13/06/2026

La Fondazione Tito Balestra, museo d’arte moderna e contemporanea, presenta una mostra di straordinaria rilevanza dedicata a Franco Fanelli, tra i più autorevoli interpreti della grafica italiana contemporanea.

Allestita negli spazi dell’ex Chiesa Madonna di Loreto, all’interno del Castello Malatestiano di Longiano, la mostra sarà inaugurata sabato 18 aprile ore 17, alla presenza dell’artista, e visitabile fino al 14 giugno. È la prima occasione in Emilia-Romagna per approfondire in modo organico la produzione incisoria dell’artista.

Intitolata “Franco Fanelli. Acqueforti e altre metamorfosi” e curata da Flaminio Balestra, l’esposizione propone un percorso intenso attraverso oltre quattro decenni di ricerca artistica (1983–2025). Le 42 opere selezionate costruiscono un racconto visivo rigoroso e potente, che restituisce l’evoluzione del linguaggio di Fanelli e la profondità della sua indagine segnica.

Con questo progetto, la Fondazione Tito Balestra conferma il proprio impegno verso l’arte dell’incisione, offrendo al pubblico un’occasione unica per confrontarsi con un autore che ha fatto della grafica incisa un linguaggio vivo e contemporaneo.

Sin dalle opere giovanili degli anni Ottanta («Orione», «Eco nella cava», «Luci nel deserto», «Il sogno di Arthur Gordon Pym», «Mausoleum») emergono i temi che scandiranno la ricerca di Fanelli : una natura pietrificata eppure metamorfica; la costante presenza di fonti letterarie (dalla narrativa alla poesia, da Edgar Allan Poe a Paul Celan, dalla poesia e alla drammaturgia elisabettiana a Joseph Conrad, da Jorge Luis Borges a Carlo Emilio Gadda); una geologia sempre sul punto di tramutarsi in architettura immaginaria.

Anche i ritratti di pugili, lottatori e rappers afroamericani realizzati negli anni Duemila sono connessi con suggestioni letterarie, mentre la passione per il mondo tardo antico e per la sedimentazione archeologica si manifesta già alla fine degli anni Ottanta, con le monumentali, inquietanti «Sibyllae», per proseguire con gli immaginari «Vasi cinocefali» e con l’abisso che si apre tra le forme affioranti nella cava de «Il sogno dell’archeologo» (2010-11).

I grandi incisori del passato, da Hercules Segers a Goya, da Piranesi a Redon costituiscono per Fanelli i principali punti di riferimento non soltanto tematici ma anche tecnici, alla luce di una pratica dell’incisione calcografica intesa come scavo psichico e fisico, e laddove le grandi matrici di rame (così come le stampe che ne derivano) sono solcate e tormentate da abrasioni, pentimenti, integrazioni, stratificazioni segniche e materiche.