Caducité

Arte

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01/03/2025

Sin dall’antichità proviamo a superare l'impermanenza della nostra condizione umana. I Greci definivano questa attitudine hybris, l’arroganza che ci spinge oltre i nostri limiti umani nella continua agonia a voler superare la nostra stessa condizione.
La domanda è: dovremmo provare ad abbandonarci allo scorrere del tempo, accettare la fragilità e accogliere la mutevolezza del tutto?

Un giorno Freud passeggiava in campagna in compagnia di un giovane taciturno e di un giovane poeta. Il poeta, che oggi sappiamo essere Rainer Maria Rilke, ammirava la bellezza della scena che li circondava, senza provarne alcuna gioia. Era preoccupato al pensiero che tutta quella bellezza fosse destinata all'estinzione, che sarebbe svanita con l'arrivo dell'inverno, come tutte le meraviglie e lo splendore che gli umani hanno creato. Tutto ciò che avrebbe amato e ammirato gli sembrava essere privato del suo valore dall’ineluttabile destino transitorio.
Ha inizio così il breve saggio filosofico scritto da Sigmund Freud nel 1915 intitolato On Transcience.
Freud suggerisce al lettore che il più delle volte l'incapacità di amare o ammirare il mondo - l'impossibilità di attribuirgli valore - è la preoccupazione all’idea che tutto avrà fine. Per esprimere che questa incapacità è una minaccia, che perseguita gran parte dell’umanità, parla di un poeta, per di più giovane, come a dire: anche coloro il cui compito nella vita è ammirare, amare e cantare la bellezza dell’universo soccombono talvolta a questo pensiero. La caducità della bellezza del mondo implica, secondo le parole di Freud, due impulsi nella mente umana: da un lato lo sconforto doloroso del giovane poeta, dall’altro un forte sentimento oppositivo. Da questi stessi impulsi derivano due atteggiamenti diversi verso la vita; Freud allude al malinconico ritiro in noi stessi nel momento in cui il mondo cessa di essere l'oggetto del nostro desiderio, e quindi lo puniamo come se fosse un amante crudele infliggendo una vendetta a tutto ciò che ci circonda e quindi a noi stessi, o nel vano tentativo di ribellarsi alla fugacità dell’esistenza:
No! È impossibile che tutta questa bellezza della natura e dell'arte, del mondo delle nostre sensazioni e del mondo esterno, svanisca davvero nel nulla. Sarebbe troppo insensato e presuntuoso crederlo. In un modo o nell'altro la sua bellezza deve essere in grado di persistere e di sfuggire alla potenza distruttiva.
Questa voce di rivolta si traduce, secondo Freud, in una “richiesta di immortalità” che risollevi dal terrore della fine, ricercando futili certezze, oggetti materiali, beni effimeri, lusso.
Freud, tuttavia, cerca di spiegare al poeta che la caducità del mondo non è incompatibile con la nostra capacità di amarlo, anzi dovrebbe spingerci ad un godimento più profondo.
La fugacità dell’'esistenza umana non è solo preludio di qualcosa che va a finire ma andrebbe vissuta auspicando effetti simili alla palingenesi, come avviene nei riti della rigenerazione del ciclo delle stagioni e continua con un bellissimo passaggio che appare quanto mai attuale:
Era incomprensibile, dichiaravo, che il pensiero della caducità della bellezza interferisse con la nostra gioia per essa. Per quanto riguarda la bellezza della natura, ogni volta che viene distrutta dall'inverno si ripresenta l'anno successivo, così che in relazione alla durata della nostra vita può essere considerata eterna. La bellezza della forma e del volto umano svaniscono nel corso della nostra vita, ma la loro evanescenza non fa che conferire loro un nuovo fascino. Un fiore che sboccia solo per una notte non ci sembra per questo meno bello. Né riesco a capire perché la bellezza e la perfezione di un'opera d'arte o di un risultato intellettuale dovrebbero perdere il loro valore a causa della loro limitazione temporale.
La scelta di esporre le opere per un solo giorno esprime il significato della mostra attraverso un’alternanza di opere in cera, che andranno lentamente a spegnersi nel corso dell’inaugurazione, e altri lavori realizzati dagli artisti con tecniche miste ispirandosi al mondo fisico e organico, alla botanica, alla collettività, alla figura umana, al regno animale. (Valentina Rippa)