“ora questo è perduto #2 , 2018”

Arte

Fourteen ArTellaro, Piazza Figoli 14, Tellaro di Lerici, SP, 19032, Italia
07/07/2018 - 21/07/2018

Marina Paris | “ora questo è perduto #2 , 2018
7 / 22 luglio
ore 19.00

Fourteen ArTellaro,
Piazza Figoli, 14
Tellaro di Lerici (SP)

Rassegna La superficie accidentata
a cura di Gino D’Ugo

L’installazione per lo spazio di Fourteen ArTellaro, “ora questo è perduto #2 , 2018”, è continuazione di un progetto più ampio, un work in progress che ha già visto il suo primo intervento presso lo spazio indipendente romano di unavetrina.
L’artista romana di origine marchigiana Marina Paris prende spunto dalla piccola incisione di Aldo Rossi, (un’acquaforte 17,2 x 25 cm) dal titolo «ora questo è perduto» del 1975, opera che si fonda sulla deriva dell’architettura e dell‘urbanistica moderna, dove l’architettura non è solo costruzione funzionale, altresì processo mnemonico di stratificazione e atto sequenziale della storia degli uomini, immaginario individuale e collettivo nella rappresentazione di un intero mondo di disfatte, di distruzioni ,di crepe che rivelano in maniera profetica un imminente crollo.
L’opera del grande architetto diventa immediatamente espressione dell’incompiuto e della frattura contemporanea.
Qui la presa d’atto della crisi dell’architettura moderna, giudicata una «ripetizione banale», diviene la ricerca
di un’alternativa coerente e pratica ma soprattutto «realista».

In questo capitolo Il progetto di Marina Paris per la rassegna La superficie accidentata di Fourteen ArTellaro è ispirato dall’immagine di una cartolina anni ‘50 del borgo .

Nell’intervento site-specific la foto viene strappata , lacerata , sdoppiata , ribaltata e ricostruita in uno sfasamento ottico che ne restituisce una nuova visione .
Dell’intero lavoro fanno parte una serie di collage realizzati con immagini di spazi e città europee e internazionali che hanno subito profondi cambiamenti, lacerazioni e rotture non solo urbanistiche .
La sovrapposizione, la scollatura frammentaria di immagini lasciate all’immaginativo del cos’è stato; cosa sarebbe potuto essere; cosa diventerà, ovvero cosa è ora di tutto questo, richiede un’immersione mentale da parte di chi guarda e lo sforzo di una personale visione percepibile.
L’incoerenza dell’indefinibile o del non definitivo invita a riconoscere quei frammenti leggibili che orientano in una lettura schematica e consuetudinaria ma allo stesso tempo ci accompagna all’altra dimensione.
Quella dello strappo o meglio della feritoia che si esprime fra le immagini in un gesto di decostruzione, violenza e rimozione, ci impone una differente visione, insinuando il dubbio e la destabilizzazione.
L’ordine e la prospettiva su cui culturalmente siamo abituati a ragionare subiscono un ribaltamento di visione temporale, come quel medioevo assente di prospettiva che regolarmente definiamo secoli bui.
Destrutturazione, incertezza e instabilità possono accompagnarci verso altre nuove e differenti possibilità.