RE-DO_Upcycling Art

Arte

"LE NOZZE DI CANA"_ART GALLERY, Via Garibaldi 61, Cana, GR, 58053, Italia
06/06/2026 - 26/09/2026

La Galleria d’arte “LE NOZZE DI CANA”, con sede nel piccolo borgo medioevale di Cana, in provincia di Grosseto, organizza dal 2018, con la curatela dell’arch. Daniele Bedini, mostre tematiche invitando artisti di fama internazionale, allo scopo filantropico di rilanciare un bellissimo borgo medioevale, Cana, destinato all’oblio.
Il 2026 ha come tema il Riuso, il Riciclo, la trasformazione di oggetti, materiali e prodotti di scarto o recuperati dal mare in ‘opere d’arte’, da qui il termine “Upcycling Art”.
“Upcycling”, o riciclo creativo, è il processo di trasformazione di materiali di scarto, rifiuti o prodotti usati in nuovi oggetti di valore superiore, esteticamente qualitativi e con una nuova funzionalità decorativa. Quindi una seconda vita, creando pezzi unici e originali.
L'arte del riciclo creativo è essenzialmente la pratica di riutilizzare rifiuti riciclabili per trasformarli da qualcosa di indesiderato in un'opera d'arte geniale.
Questo può comportare, ad esempio, la raccolta di bottiglie vuote, rifiuti portati dal mare, residui di materiali in disuso per creare una scultura o un oggetto che abbia un valore aggiunto. Oppure può comportare il riutilizzo di giornali per creazioni artistiche uniche ed emozionali. La mostra comprende anche il ‘ri-uso’ di opere d’arte ‘rotte’ e ricostruite, oppure l’uso di materiali ‘poveri’ per composizioni di assoluta bellezza.
Ecologicamente parlando, l'arte del riciclo creativo è un’Arte che contribuisce a ridurre la quantità di rifiuti che finiscono per inquinare gli oceani e gli spazi verdi del nostro mondo, riduce anche notevolmente i rifiuti in discarica, che hanno molti effetti negativi sulla nostra salute e sull'ambiente e contribuisce a una significativa diminuzione della quantità di emissioni di gas serra (GHG) di origine antropica prodotte dalle discariche.

Quindi un tema di estrema attualità che il curatore della Galleria, l’arch. Daniele Bedini, ha voluto affrontare con i cinque artisti da lui invitati; ognuno di loro, con un approccio personale, ha interpretato il tema della mostra RE-DO_Upcycling Art, creando opere d’arte uniche, inaspettate e altamente emozionanti.
In particolare, i cinque artisti hanno avuto il seguente approccio:

Silvano Bavia

“Ritagli di giornale trasformati in opere d’arte parlanti”
L’artista, nato nel sud Italia, a Lecce trasforma ogni sua opera in un riflesso del suo patrimonio culturale e della sua vita tra Europa, Londra e Firenze.
Grazie al suo background internazionale, le opere esposte di Bavia nascono dalla fusione dell'antica tradizione della cartapesta, originaria del suo paese natale, con lo spirito dell'estetica moderna occidentale.
La mostra presenta le nuove opere di Silvano, che ha recuperato le antiche tecniche della cartapesta, trasformandole in pura arte contemporanea. Uno stile unico, forte e ,olto espressivo e le sue opere rappresentano bellezza, raffinatezza e un alto livello di perfezione; presenze molto forti ed espressive che comunicano attraverso l'uso di carte colorate scelte ad-hoc, temi e forme ancestrali che toccano il cuore!
La cartapesta, i ritagli di giornali, un materiale povero che l'artista Silvano Bavia ha trasformato in sculture "emozionali", "alchemiche" e preziose, scegliendone i colori, la grafica e il lettering più appropriato.
Così, Silvano ha trasformato i ritagli di carta di giornale, al 90% caratterizzate da "notizie negative", nella bellezza di composizioni scultoree ed emozionali; presenze non silenziose ma ‘urlanti’ contro la negatività dei nostri giorni.

Horst Beyer

“Emozioni cablate – Quando i cavi elettrici diventano riflessi dell’anima”
Horst Beyer, artista tedesco, residente in Toscana, usa un materiale atipico per le opere d’arte: i cavi elettrici, elementi nascosti, invisibili, anonimi, ma essenziali per la loro funzione. Senza di essi non ci sarebbero comunicazioni, né illuminazione, né riscaldamento. Ma cosa succede quando li si priva della loro funzione, li si strappa dalla loro abituale applicazione e li si riorganizza? Ed è proprio da qui che inizia la provocatoria reinterpretazione di Beyer: nelle sue opere, semplici cavi si trasformano in paesaggi emotivi, in mappe delle relazioni umane, in drammi astratti di vicinanza e distanza, contatto e isolamento. Le opere create per la mostra RE-DO non sono solo composizioni estetiche magistrali, ma raffigurazioni delle forze invisibili che permeano il nostro mondo, l’Universo. Il ‘cavo elettrico’ tradizionalmente è un elemento funzionale ma Beyer lo trasforma, lo alchimizza, lo rende ‘messaggio subliminale’. Strappa i cavi dal loro contesto, li spoglia, li rimuove dal loro ordine lineare e li trasforma in grovigli caotici, formazioni radiali ordinate o delicati intrecci che ricordano reti – non solo tecniche, ma anche umane. Qui sta la vera provocazione: Beyer prende un simbolo di progresso razionale e lo trasforma in un simbolo dell'emotivo. Chiunque guardi le sue opere ne è affascinato; non appaiono fredde o distaccate, bensì cariche di tensione, connessioni e conntrasti. Si intrecciano come amanti, si respingono come nemici; altri corrono paralleli senza mai incontrarsi, come due vite che non si toccano mai veramente. È questa carica emotiva che distingue l'arte di Beyer dalla mera ricerca materica. Mentre i minimalisti degli anni '60 vedevano solo la forma pura nei materiali industriali, Beyer ci spinge a guardare oltre la superficie. Utilizza il cavo non come una linea neutra, ma come veicolo dell'esperienza umana.

Giovanni Maranghi

L’idea pittorica di Giovanni Maranghi si potrebbe definire un ‘ponte’ tra post-modernismo e pop art, “more is better” si potrebbe dire! Stratificazioni di diversi materiali, una sperimentazione di avanguardia, una sofisticata ricerca di ‘textures’ unite a malinconiche figure femminili, ricche di sensualità, rappresentano l‘essenza delle opere di Maranghi. “una pittura iperdensa, stratificata e stracarica di tracce, segni, memorie del contemporaneo, in cui si nasconde la certezza, dell’assoluta vanità esistenziale”. (Quaroni). Le immagini femminili sono indubbiamente il tema caratterizzante di tutte le
opere, alcune delle quali ‘ambientate’, sedute sull’iconico ‘design’ di Alessandro Mendini. “un’idea di cosmesi universale ...marginalmente definizione di un’ideale di donna florida e prosperosa, con fianchi e cosce plasticamente tornite”, con elementi decorativi “come le storie arabescate sul fondo, oppure come l’inclusione d’inserti geometrici, talvolta stesi a encausto” (Ivan Quaroni), chiaro esempio della sperimentazione sui materiali, che caratterizza tutta l’opera dell’artista. Per la mostra ‘RE-DO’, del 2026 presso la Galleria ‘Le Nozze di Cana’ non potevano mancare le sue ‘donne’ ricche di colore, sensualità
e leggerezza raffigurate con una nuova tecnica sperimentale di Maranghi: ‘I NASTRI’, strisce di carte colorate, dipinte, texturizzate, usate per evidenziare i contorni dei volti, dei corpi femminili tipici dell’artista.

Stefano Pilato

Nel 1993 nasce la produzione artistica “art pesce fresco”. Tutto è partito su una spiaggia vicino a casa, dopo una bella libecciata, quando Pilato ha iniziato raccogliendo alcuni pezzi di legno logoro, anzi erano già parti scomposte di un buffo pesce spada…
Unendo questa intuizione alla sua libera professione nel campo della grafica pubblicitaria, l’artista produce le sue opere d’arte, essenzialmente pesci, recuperando materiali di scarto e oggetti d’uso quotidiano trasformandoli in istallazioni ironiche e variopinte.
La caccia al materiale sulle spiagge è sempre stata e continua ad essere un momento importante per Pilato, e, alle volte, stancante, ma sempre gratificante. “Finché non ci sei non puoi sapere cosa il mare ti ha restituito: legno, plastica, metallo, materiali logorati dall’acqua, dal sole e dal vento. Inizi ad osservare a 360 gradi, poi ti cade l’occhio su un grosso ramo o su una tanica colorata. La casualità dei ritrovamenti è alla base dei possibili riutilizzi espressivi”
In poco tempo questa ricerca si è ampliata, spostandosi anche fuori dalle spiagge e coinvolgendo materiali provenienti da altri luoghi, come discariche, soffitte, magazzini, uffici, bitazioni di parentie amici.
Stefano Pilato, per la mostra RE-DO ha dato vita a opere che raffigurano creature marine, oltre a sculture e lampade composte da centinaia di pezzi di Lego recuperati. I suoi assemblaggi sono pieni di oggetti già vissuti, che riacquistano dignità perduta dopo il loro utilizzo primario, esaltandone l'estetica nascosta.
Paolo Staccioli

Paolo Staccioli ha iniziato la sua carriera come pittore negli anni '70 e in seguito si è interessato alla ceramica negli anni '90, quando ha deciso di aprire il proprio laboratorio ed esplorare diversi approcci alla smaltatura del fuoco e agli ossidi di rame. Le sue composizioni sono dominate dall'accumulazione e dalla variazione di temi in cui guerrieri, viaggiatori e cavalli sono personaggi ricorrenti. Le figure allungate sono ridotte all'essenziale e sembrano fisse in una dimensione fuori dal tempo in cui appaiono
immobili. “Sono figure maschili e femminili caricate di un fascino arcano: prive talvolta di braccia, spesso le gambe troncate...a rievocare il frammento” (O.Casazza), figure essenziali ma ricche di sensuali presenze e rinascimentali decorazioni cromatiche.
Paolo Staccioli si è dedicato negli scorsi anni anche alla creazione di sculturee bronzee di cui a Cana, nella Piazza del Castello, fa bella mostra di se una sua opera permanente: ‘Il Guerriero di Cana, bellissimo bronzo di guerriero con scudo a bassorilievo con cavalli.
Per la mostra RE-DO il Maestro ha integrato la collezione permanente della
Galleria ‘Le Nozze di Cana’ con una istallazione chiamata: “Il Guerriero e le Palle Rotte”.
E le ‘palle’, come le chiama Staccioli, sono veramente ‘Rotte’. Il Maestro realizza queste sfere in ceramica e poi le rompe ad-hoc! Solo le sfere che si rompono in maniera ‘artistica’ vengono riusate. Staccioli le ricompone, come nella tecnica del kinsugi giapponese, decorandone le porzioni con raffigurazioni non continue, illustrazioni di cavalli, scritti agresti e figure di guerrieri, innescando nell’osservatore una contemplazione emozionale e una sensazione spazio-temporale al di là del momento reale.