Corpo Macchina
Arte, Fotografia
Via Armando Diaz 19 Mercato San Severino , Galleria d'arte contemporanea Il paese del vento, Mercato san Severino, Salerno, 84085, Italia
08/05/2026 - 10/06/2026
Mostra fotografica di Milena Acconcia, artista e antropologa - 27 scatti in bianco e nero mossi da una ricerca visiva intorno al tema del rapporto tra mondo femminile e percezione sensoriale, nella società odierna percorsa da caos e disorientamenti culturali.C’è uno spazio in cui ramifica la storia di ogni donna, in cui fluisce il riconoscersi o il non riconoscersi, l’appartenersi o l’estraniarsi al magma emozionale della vita attraverso lo sguardo di sé e dell’altro… Il Corpo: compagno o nemico, spazio in cui abita il nostro vivere.
Soggetto estraneo alle emozioni in questa era contemporanea dell’insicurezza, era globalmente minacciosa, assuefatta all’odore narcisista dell’apparenza o all’esibizione fisica dove l’anima cerca radici in una macchina di passaggio, di fusioni brevi, di membra liquide che i pixel rendono a tratti languide, a tratti gelide. Gli individui si incontrano per poi perdersi in messe a fuoco non chiare: la dispersione dei sentimenti, degli ideali, delle certezze, l’era degli attaccamenti e dell’individualismo, del tempo in scadenza, dove la spiritualità non trova più il suo posto.
La perfezione è ricercata disperatamente, attraverso filtri rassicuranti.
Eppure alberga qui, in questo unico e solo corpo che ci accompagna dalla nascita la nostra risposta all’esistenza, alla percezione nuda di quello che siamo, dove gli scatti del tempo che scorre producono i loro effetti e ci trasformano in complici o vittime di noi stessi. Esibire un fermo immagine diventa linfa vitale di consumo. L’inganno sensuale. Uno scatto mai casuale.
La fotografia come azione creativa può soccorrere il corpo, liberare la mente dalle gabbie non proprie. Può darci obbiettivi anche piccoli che trovano spazio in cerchi allargati, immagini e momenti che possono farci ritrovare una dimensione del sentire più semplice e più devoto.
“Corpo Macchina” raccoglie impressioni e frammenti di un'altra vanità.
Una vanità che guarda alle incertezze, che vuole andare verso l’altro, che occupa l’anima, una vanità che illumina e slega se non è violenta dal piegarsi ai modelli sociali e alle ideologie spersonificanti . Il vano diventa uno spazio nuovo, un oblò da aprire e oltrepassare , dove provare a giocare come bambini, verso luoghi più reali, possibili e sconosciuti.
Nota di presentazione dell'autrice : "C’è uno spazio in cui ramifica la storia di ogni donna, in cui fluisce il riconoscersi o il non riconoscersi, l’appartenersi o l’estraniarsi al magma emozionale della vita attraverso lo sguardo di sé e dell’altro… Il Corpo: compagno o nemico, spazio in cui abita il nostro vivere.
Soggetto estraneo alle emozioni in questa era contemporanea dell’insicurezza, era globalmente minacciosa, assuefatta all’odore narcisista dell’apparenza o all’esibizione fisica dove l’anima cerca radici in una macchina di passaggio, di fusioni brevi, di membra liquide che i pixel rendono a tratti languide, a tratti gelide. Gli individui si incontrano per poi perdersi in messe a fuoco non chiare: la dispersione dei sentimenti, degli ideali, delle certezze, l’era degli attaccamenti e dell’individualismo, del tempo in scadenza, dove la spiritualità non trova più il suo posto.
La perfezione è ricercata disperatamente, attraverso filtri rassicuranti.
Eppure alberga qui, in questo unico e solo corpo che ci accompagna dalla nascita la nostra risposta all’esistenza, alla percezione nuda di quello che siamo, dove gli scatti del tempo che scorre producono i loro effetti e ci trasformano in complici o vittime di noi stessi. Esibire un fermo immagine diventa linfa vitale di consumo. L’inganno sensuale. Uno scatto mai casuale.
La fotografia come azione creativa può soccorrere il corpo, liberare la mente dalle gabbie non proprie. Può darci obbiettivi anche piccoli che trovano spazio in cerchi allargati, immagini e momenti che possono farci ritrovare una dimensione del sentire più semplice e più devoto.
“Corpo Macchina” raccoglie impressioni e frammenti di un'altra vanità.
Una vanità che guarda alle incertezze, che vuole andare verso l’altro, che occupa l’anima, una vanità che illumina e slega se non è violenta dal piegarsi ai modelli sociali e alle ideologie spersonificanti . Il vano diventa uno spazio nuovo, un oblò da aprire e oltrepassare , dove provare a giocare come bambini, verso luoghi più reali, possibili e sconosciuti."


